Volume Drums

Ho scoperto solo oggi il sito web della nuova azienda di Tullio Granatello. Forse però non tutti conoscono il personaggio in questione. Si tratta del (secondo) batterista dei Jumbo, gruppo progressive italiano in attività nei primi anni ’70. La sua carriera di musicista crea in lui una certa insoddisfazione verso le batterie disponibili sul mercato, tanto da fargli decidere di mettersi a costruire batterie da solo, fondando, nel 1984,  Tamburo.

La produzione di Tamburo è prettamente artigianale, e introduce per prima nel mondo delle batterie alcune innovazioni, la più famosa delle quali è sicuramente quella dei fusti costruiti con doghe di legno massello, piuttosto che nel modo classico a fasce. In questo modo, Tamburo matura rapidamente un discreto successo, nonostante i prezzi piuttosto alti dei proprio strumenti, imputabili all’artigianalità della produzione.

Nei primi anni ’90, però, Tullio decide di vendere la sua azienda al gruppo Proel, che da allora è proprietario del marchio Tamburo. Nonostante egli stesso rimanga nelle vesti di collaboratore, è opinione comune che il passaggio di mano abbia influito negativamente sulla qualità degli strumenti, dato che la produzione si sposta verso l’approccio industriale, mantenendo l’artigianalità solo sulle linee top di gamma. In compenso il prezzo dei prodotti scende progressivamente, e ciò fa sì che oggi Tamburo sia uno dei produttori di batterie con il miglior rapporto qualità/prezzo (altrimenti non ne avrei una io stesso, eh eh :) ).

Dopo parecchi anni di inattività, il nostro Tullio decide dunque di creare una nuova azienda, nel tentativo di bissare il successo di Tamburo: la nuova azienda si chiama Volume Drums, e si concentra principalmente sulla produzione di batterie in acrilico (plexiglass, insomma!), come spiega lo stesso Tullio nel seguente video, in cui presenta la sua nuova creatura:

La particolarità di questi nuovi prodotti è che i fusti non sono creati piegando a caldo una lastra e saldandola (tecnica con cui sono realizzate la maggior parte delle batterie in acrilico), bensì vengono ottenuti tramite centrifugazione. L’assenza di saldature conferisce al fusto particolari qualità di elasticità, come evidenziato nel filmato.

Le batterie in acrilico costituiscono la serie Lightdrum, e sono disponibili in 3 tipi di colorazione: completamente trasparente (Lightset), trasparente colorato (Colorlight) e con grafiche a spirale dipinte all’interno di fusti trasparenti (Spiralight), che richiamano un po’ alcune Vistalite della Ludwig. Oltre alla linea in acrilico, l’azienda produce anche batterie “tradizionali” in acero (Maple Series) e, come è lecito aspettarsi, con fusti a doghe (Original Series, probabilmente l’unica linea che a suo tempo non fu venduta a Proel). Tutte montano il sistema RIMS per la sospensione dei tom (argomento che meriterebbe un articolo dedicato, ma per ora accontentatevi di questo link) e di particolari tiranti (Hi-Tension) pensati per distribuire la tensione sull’intera superficie laterale del tamburo, piuttosto che in un unico punto come avviene con i tiranti classici.

Esteticamente, queste batterie a me fanno assolutamente impazzire. Quanto al suono, l’azienda stessa le pubblicizza come le batterie “con il range di accordatura piu ampio al mondo”, ed i seguenti video sembrano darle ragione:

Purtroppo non ho scoperto in tempo l’evento del 24 luglio in provincia di Alessandria, in cui lo stesso Tullio presentava l’azienda, altrimenti sarei andato sicuramente a sentire di persona :(. In ogni caso, il prezzo non è nemmeno troppo proibitivo (1000-1500 Euro per una Spiralight), per cui potrei iniziare a considerare seriamente l’idea di comprare una terza batteria…

Concludo con una chicca di stampo Kraftwerkiano: