Pride (In the Name of Love)

Visto che Noko è stato così clemente con le registrazioni di Angel of Harlem, ho deciso di registrare – sempre col metodo Recorderman – anche Pride (In the Name of Love), sempre degli U2, che so che gli piace tanto. Per cui, without further ado:

Ovviamente anche questa volta la migliore esecuzione è stata fagocitata da qualche errore/malfunzionamento (Devo farmi una nota mentale: non premere Mute quando si vuole registrare), e la versione di cui sopra è suonata in modo orribile (e fuori tempo) durante l’assolo di chitarra (e non solo). Pazienza, intanto ormai dovreste sapere che sono scarso :). Ecco qua la versione solo batteria:

In realtà, oltre che per stimolare il piacere di Noko, ho effettuato questa ulteriore registrazione per fare sentire un po’ meglio come vengono registrati i tom, per cui prestate attenzione più a questi, che all’esecuzione :).

Angel of Harlem

Mentre tutti sono in vacanza, cosa poteva fare il vostro sukkodifrutta preferito, se non lavorare per voi? Già, infatti quest’anno ho deciso di non andare da nessuna parte, bensì di passare le vacanze in quel di Mandrognoland, sbrigando un po’ di faccende accumulate e, soprattutto, risparmiando un po’ di grana da investire ne La Stanza del Suono :).

Per cui ho messo in pratica quel che avevo annunciato nell’ultimo articolo, realizzando qualche clip audio per voi. Come prima cosa, ho ripreso un vecchio CD che avevo masterizzato almeno 10 anni fa (sigh…), contenente alcune basi MIDI a cui avevo tolto la parte di batteria, suonate con un vecchio programmino di cui purtroppo non ricordo il nome, che già allora le faceva suonare meravigliosamente anche senza avere una scheda audio da milioni (di Lire…) con buona pace di Wavetable, SoundFont e tutto quanto sarebbe nato di lì a poco. Lo scopo per cui avevo creato questo CD era quello di potermi allenare suonando su alcuni pezzi, piuttosto che da solo, dato che allora non avevo un gruppo. E probabilmente non l’avrei mai avuto senza questo CD, dato che imparare a suonare insieme agli altri strumenti è stato il secondo grosso scalino che ho dovuto salire, dopo quello corrispondente all’iniziare a suonare.

In ogni caso ho scelto una traccia del CD, in particolare quella di Angel of Harlem, canzone degli U2 pubblicata su Rattle and Hum, e ci ho suonato sopra, registrando il tutto con il metodo Recorderman, quindi ho messo insieme la base e la mia performance, ed ecco cosa ne è uscito:

Innanzitutto, vi prego di non prestare troppa attenzione alla tecnica dell’esecuzione: già sono scarso di mio, inoltre ho avuto una marea di problemi tecnici, per cui ho dovuto fare almeno una dozzina di registrazioni, e alla fine ero decisamente stufo di suonare sta roba ;). Avevo un’esecuzione praticamente perfetta, ma purtroppo uno dei microfoni ha deciso di abbandonarmi proprio durante la sua registrazione :(. Alla fine è resuscitato, e questo è quel che sono riuscito a tirarne fuori. Anche sul mix non ho lavorato molto (non che abbia nemmeno troppo le capacità di farlo), ed infatti la grancassa si perde in mezzo al basso (uno dei problemi più classici dei fonici alle prime armi). Per questo, vi propongo anche la traccia di batteria da sola, senza la base:

In realtà, parte della base si può sentire, dato che avevo dimenticato delle casse accese, ma non ne potevo decisamente più, per cui dovrete sopportare ;). Comunque, questo dovrebbe darvi un’idea di cosa si può ottenere seguendo i consigli che ho dato negli articoli precedenti. Credo che sia chiaro che il metodo Recorderman dà risultati assolutamente strabilianti, se teniamo in considerazione che usa solamente tre microfoni, e che quelli che ho usato io sono tutt’altro che high-end (per di più dovreste poter sentire un certo fruscio di sottofondo, segno che il panoramico di cui sopra presto mi lascerà definitivamente, sigh). L’unico problema di questo setup, sicuramente non da poco, è che i volumi relativi sono quelli che sentite, ed è praticamente impossibile intervenire su di un solo pezzo (ad esempio abbassando il rullante), per cui le possibilità di controllo del suono complessivo sono molto scarse. Purtroppo in questo pezzo non ho usato molto i tom/timpano, per cui il problema forse non è lampante.

Quello che sentite è grossomodo quello che ho registrato. Ho effettuato un minimo di processamento, aggiungendo un compressore ed un equalizzatore sulla cassa, oltre che un po’ di riverbero sul suono complessivo, ma di tutto questo parleremo (molto) più avanti. Sono sicuro che si può fare molto di meglio ma, come ho sempre detto, anch’io sono nel pieno dell’apprendimento dei mille segreti dei tecnici del suono, per cui ogni osservazione ed ogni consiglio sono più che ben accetti.

Un ultima nota sulla base: purtroppo non ho idea di chi ne sia l’autore originale, per cui mi scuso se non lo cito opportunamente. Se qualcuno ha informazioni in merito, sarò lieto di aggiungerle. Inoltre, non ho pubblicato la traccia della base “da sola”, senza batteria, ma se a qualcuno servisse, non ha che da chiedere :).

Registrare la batteria – Terza parte

In questa terza parte ci occuperemo di disporre al meglio i microfoni panoramici, in modo da ottenere la miglior registrazione possibile.

Innanzitutto, chiariamo che gli scopi dei panoramici sono molteplici:

  • Registrare i suoni prodotti da piatti e altre percussioni non microfonate direttamente.
  • Registrare il suono “d’insieme” della batteria.
  • Registrare la “spazialità” della batteria, conferendo un effetto stereo alla registrazione.

Sul primo punto c’è poco da dire, mi sembra abbastanza scontato. Il secondo è già più interessante: infatti, come ho accennato in un altro articolo, il microfono applicato direttamente ad un tamburo tende a catturare soprattutto quelle frequenze prodotte dalle vibrazioni della pelle, lasciando ben poco spazio al suono prodotto dal fusto, e tendendo a far suonare uguali tutte le batterie. Se questo può essere piacevole per chi ha una batteria economica ( :)), è chiaro che molti vorrebbero andare oltre, per cui sono state sviluppate parecchi tecniche per disporre i panoramici, ognuna con i suoi pro ed i suoi contro. Il terzo punto serve a dare l’impressione, quando si ascolta una registrazione, di trovarsi proprio di fronte alla batteria, creando quello che si chiama panorama stereo, in cui il suono di ogni tamburo occupa la stessa posizione in cui si trova fisicamente.

La configurazione dei panoramici più classica è sicuramente quella in cui essi vengono montati in alto, ai lati della batteria, e orientati verso il centro di questa, o un po’ più verso l’esterno:

OverheadsAB

Idealmente, i microfoni dovrebbero trovarsi ad un’altezza dai tamburi compresa tra i 30 ed i 60 cm, e distanti tra di loro tra i 90 ed i 180 cm. Questo setup viene denominato Spaced Pair (oppure A/B), è davvero comune e lo vedrete utilizzato spesso. Tuttavia, presenta alcuni problemi: innanzitutto, se pensiamo di creare un effetto stereo assegnando il microfono destro al canale destro ed il microfono sinistro al canale sinistro (operazione detta panning), otterremo che il rullante sarà leggermente spostato a sinistra (o a destra se il batterista è mancino), dato che il rullante non si trova fisicamente al centro del set, risultando più vicino al microfono di sinistra, che quindi ne cattura il suono con maggior intensità. Dovrebbe essere abbastanza ovvio che per risolvere questo problema bisognerà trovare un piazzamento in cui i microfoni sono equidistanti dal rullante.

Il secondo problema è un po’ più complicato da capire: quando suoniamo, ad esempio, il timpano, il suono che questo produce giunge ai due panoramici in istanti diversi, dato che questi si trovano a distanze diverse (e che la velocità del suono è finita. Scusate, ma ci voleva un tocco da ingegnere :p). Sebbene la differenza di tempo sia troppo bassa per essere percepita, è probabile che il segnale arrivi ai due microfoni con una fase diversa:

Overhead Out-of-phase

Ora, se non lo capite, prendetelo per buono (e se lo capite, perdonate la scarsa rigorosità), ma la fisica ci insegna che sommando due segnali con fasi diverse, il segnale risultante ha un ampiezza minore dei segnali originali, ovvero questi vengono attenuati. Questo non è sicuramente quello che vogliamo, anche perché l’attenuazione sarà diversa per ogni pezzo della batteria, e il mix finale suonerà a volumi bassi e variabili! Anche se ci sono dei modi per correggere questo tipo di problemi (tipo invertire i fili hot e cold da un lato del cavo, invertendo così la fase del segnale trasportato), possiamo aggirarli cambiando ancora una volta il piazzamento dei microfoni. Ad esempio, vediamo il Coincident Pair, detto anche X/Y:

In questa disposizione, i microfoni vengono montati insieme su un’unica barra, con le membrane molto vicine e angolati tra loro di circa 90°. Dato che i microfoni sono praticamente equidistanti da tutti i pezzi della batteria, i problemi di fase sono scongiurati sul nascere. Piazzando poi opportunamente l’asta, possiamo riuscire a portare il rullante nel centro del panorama stereo, risolvendo così tutti i nostri problemi. Il problema di questa tecnica è che tende a portare un po’ tutto al centro del suono, riducendo fortemente l’effetto stereo.

Una soluzione simile, che risolve in parte questo problema, è la ORTF, che prende il nome dalla Radio Francese presso i cui studi fu inventata:

Piazzamento ORTF

In questa soluzione, i microfoni vengono montati su un’unica barra, ad un angolo di 110° e con una distanza tra le capsule di 15 cm. Questa rigorosità è dovuta al fatto che il setup cerca di replicare le caratteristiche delle orecchie di un essere umano, e per questo suona estremamente naturale. Il campo stereo che ne risulta è buono, anche se non ampio come con la tecnica A/B. È comunque una tecnica molto utilizzata, perché non presenta problemi di fase, data nuovamente la vicinanza tra i microfoni.

Quelle esaminate finora sono le tecniche più famose. Ne esistono ancora altre che cercano di massimizzare il suono ottenibile dai panoramici, cercando di registrare tutti i pezzi della batteria nel modo migliore, al fine di fare completamente a meno dei microfoni dedicati per ogni tamburo. Una piuttosto particolare è quella denominata Recorderman, dal nome di colui che la rese popolare sul forum di recording.org. I microfoni vanno disposti seguendo le seguenti istruzioni (scritte per chi è destro, i mancini invertano):

  1. Sedersi alla batteria come per suonarla.
  2. Piazzare il panoramico di sinistra direttamente sopra al rullante, alla distanza di due bacchette da batteria tenute una sull’altra. Puntarlo verticalmente, verso il centro del rullante.
  3. Continuando a tenere un estremo delle bacchette unite al centro del rullante, portare l’altro estremo sopra la propria spalla destra. Piazzare lì il panoramico destro, puntandolo verso il rullante.
  4. Affinare il piazzamento usando un cavo da microfono (ma anche da chitarra va bene :p), misurando che la distanza dal centro della cassa ai due panoramici sia la stessa.
  5. Regolare i volumi in modo che il rullante abbia la stessa intensità in entrambi i panoramici.
  6. Registrare un pezzo e riascoltarlo  con un paio di cuffie. Se la cassa non è completamente centrata nel panorama stereo, cambiare l’orientamento del panoramico destro e ripetere l’operazione.

Per chi non avesse ben compreso il procedimento, ecco un video che dovrebbe chiarire le idee:

In sostanza, questo metodo sfrutta alcuni oggetti che sicuramente un batterista che vuole microfonare il proprio strumento ha a disposizione, come un paio di bacchette e un qualunque cavo, per piazzare i panoramici in modo che siano equidistanti da cassa e rullante, in modo da evitare problemi di fase, e facendoli risultare al centro del panorama stereo. Questa disposizione asimmetrica fa poi sì che, assegnando il microfono destro al canale destro (panning completamente a destra), e il microfono sinistro al canale sinistro (panning completamente a sinistra), il resto dei pezzi della batteria risulti al posto giusto nel panorama stereo. Ma il più grosso pregio di questo sistema è che usando solo i due panoramici e un microfono per la cassa, si ottiene una buona sonorità per tutti i pezzi della batteria, risparmiando microfoni, cavi, tempo (una volta capito il metodo, lo si realizza in 5 minuti scarsi) ed entrate del mixer, cosa da non sottovalutare quando non si ha a disposizione un mixer con dozzine canali.

Un ultimo metodo piuttosto fantasioso per disporre i panoramici è quello concepito da Glyn Johns, l’ingegnere del suono di musicisti del calibro di Led Zeppelin, Eric Clapton e di molta altra gente che ha fatto la storia. Tale metodo è molto ben illustrato a questo link (dove trovate anche un PDF scaricabile) ma vediamo rapidamente come funziona: il primo panoramico va piazzato di fronte al batterista, a 90 – 100 cm sopra il rullante, puntato in basso verso il pedale della cassa. Il secondo va messo alla destra del batterista, 10 – 15 cm sopra il timpano, puntato verso l’hi-hat. Piazzati i microfoni, bisogna misurare la distanza di questi dal centro del rullante (anche qua un cavo va benissimo), e spostarli finché tale distanza non è la stessa per entrambi. Il primo microfono può essere assegnato al canale sinistro, mentre il secondo al destro, entrambi con panning totale. Questo metodo funziona meglio se per i panoramici si usano microfoni a diaframma largo, come gli Audio Technica AT2020 (99 Euro su strumentimusicali.net). Con l’aggiunta di un microfono per il rullante e di uno per la cassa (piazzati con le solite raccomandazioni), il metodo di Glyn Johns produce un suono molto aperto e potente, simile a quello di John Bonham, guardacaso :).

Come al solito, propongo un link per i coraggiosi, dove viene presentata una versione ulteriormente raffinata di questo metodo :).

Un’ultima precisazione che va fatta è che il suono ripreso dai microfoni panoramici è sempre fortemente influenzato dall’acustica della stanza, per cui l’ideale sarebbe avere a disposizione una stanza piuttosto grossa, e provare a piazzare la batteria in vari punti, per trovare quello che produce il suono migliore (dovrebbe essere vicino al centro, ma non nel centro esatto). Inutile dire che un bravo batterista, che picchia il giusto, non farebbe male ;).

Tirando le somme, si può dire che non esiste un metodo “giusto” di piazzare i panoramici. Questo varia in base alla configurazione della stanza, ai microfoni a disposizione, nonché al gusto personale. L’ideale è, come sempre, provare, cambiare, provare, ricambiare e riprovare, magari sperimentando proprie idee, fino a quando non si è soddisfatti del risultato. Per quanto mi riguarda, al momento sto apprezzando particolarmente il metodo Recorderman, e vorrei sperimentarlo dal vivo, soprattutto nell’ottica di risparmiare ingressi sul piccolo mixer che abbiamo a disposizione.

Chiudo con due link. Il primo è un articolo ufficiale della Shure, che illustra le modalità di disposizione dei panoramici più classiche. Il secondo è una comparazione rigorosa in cui, utilizzando la stessa batteria, la stessa stanza e gli stessi microfoni, si mettono a confronto sette tecniche.

E con questo ho terminato anche l’articolo sui panoramici. Non ho ancora deciso di cosa trattare nel prossimo, ma rimanete sintonizzati :). Mi piacerebbe postare qualche esempio audio!

Registrare la batteria – Seconda parte

In questo secondo articolo, vedremo quale strumentazione ho acquistato per registrare la batteria.

Per iniziare, sono stato così fortunato da aggiudicarmi su eBay un kit Soundking da 7 microfoni, in particolare l’E07B, a 66 Euro:

Soundking E07B

In realtà, il mio kit è leggermente diverso. Avendolo comprato usato, non so se si tratti di una versione più vecchia del kit, o se il suo precedente possessore l’abbia modificato in qualche modo. Comunque, le differenze sono minime: i microfoni panoramici (quelli lunghi sulla destra) non hanno quel rigonfiamento in cima, e il gruppo di quattro microfoni al centro è in realtà costituito da un solo microfono del tipo sulla sinistra (ED005), e da tre del tipo a destra (ED004). Una recensione (in portoghese brasiliano!) che ho trovato online dice che in realtà questi microfoni sono tutti uguali, cambia solo la forma della gabbia (che ignoro se sia il termine corretto ;)).

Il kit comprendeva inoltre 4 dei famosi supporti a becco d’oca simili al seguente, che normalmente sono venduti a parte:

Supporto a becco d'oca

Per montare i panoramici in una posizione consona, ho ordinato da scavino.it due aste a giraffa della SM Pro, 22 Euro l’una:

Asta microfonica a giraffa SMPro

Francamente, però, non ne sono troppo soddisfatto: la loro fattura non è particolarmente curata, e non sembrano molto solide, per cui le sconsiglio. Raccomando, piuttosto, le Proel PRO200BK che sono decisamente migliori. Ne ho infatti comprate alcune per i microfoni da voce, come vedremo, e se ne avessi bisogno altre, ricomprerei queste senza ombra di dubbio. Le trovate, ad esempio, su strumentimusicali.net (ottimo sito per tutte le necessità musicali, tra parentesi!) a soli 2 Euro in più (24 Euro).

Infine, per il microfono da cassa ho ordinato un supporto “da tavolo”, ancora SM Pro (modello MSD001), simile al seguente, sempre da scavino.it:

Supporto per microfono da tavolo

L’ho pagato 19 Euro, ma purtroppo non sono soddisfatto nemmeno di questo: la base non è abbastanza pesante, e quindi il supporto tende a “cappottarsi” sotto il peso del non leggero microfono da cassa. Pare però un problema di molte aste di questo tipo, per cui non ho ancora trovato un degno sostituto (in compenso ho un fantastico incudine che gira per casa :D). A volte uso una PRO200BK, ma non si riesce a piazzare il microfono molto dentro alla cassa in questo modo. Insomma, su questo punto accetterei volentieri qualche consiglio :).

Per completare il tutto, servono un po’ di cavi, ovviamente uno per microfono. Il tipo di cavo che si utilizza praticamente con tutti i microfoni professionali è quello con connettori XLR (detti anche Cannon), maschio da un lato e femmina dall’altro:

Questo tipo di cavo trasporta un segnale bilanciato, per cui è possibile utilizzarne anche di molto lunghi, senza introdurre disturbi. Per ora è meglio non approfondire ulteriormente il tema dei cavi, rimandando all’ennesimo post futuro una descrizione di tutti i tipi usati nel mondo dell’audio. Dovendone comprare 7, mi sono buttato su cavi Stagg da 3 metri, che erano quelli che costavano meno ;) (5.40 Euro da scavino.it, anche se giurerei che quelli che mi hanno inviato sono della Soundking eXtreme). Anche in questo caso, la fattura dei cavi lascia piuttosto a desiderare, per cui vi consiglio di scegliere cavi Proel: quelli della serie Bulk hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo, e se ordinate un cavo da strumentimusicali.net (uno da 5 metri costa 6 Euro) è altamente probabile che vi arrivi proprio uno di questi.

Il setup finale è il seguente:

La mia batteria La mia batteria

Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, ma al momento non posso fare di meglio :(. In compenso, potete vedere per la prima volta la mia nuova Tamburo Formula Classic FOH22 e tutto il piattame che la completa :).

Per chi dovesse scegliere oggi quale kit di microfoni acquistare, al momento mi sentirei di consigliare il 7kit della Samson: mi è capitato di usarlo per qualche live, e mi è sembrato un buon kit ad un prezzo abbordabile (225 Euro su controtempo.com, altro sito – e negozio, per chi vive dalle parti di Alessandria – più che consigliato per tutti gli acquisti a tema batteristico/percussionistico). Chi invece volesse fare una scelta “coraggiosa”, potrebbe optare per il kit XD02 della XXL: è una marca (Italiana! Anche se dubito che i loro prodotti siano effettivamente Made in Italy…) poco famosa, e probabilmente giovane, ma ho sentito parlare bene dei loro prodotti (che sono spesso cloni di prodotti blasonati, come l’XS57 che copia lo Shure SM57) in giro per il web. Questo kit è interessante perché comprende 8 microfoni (ci sono 3 panoramici, uno può essere utilizzato, ad esempio, per una ripresa ravvicinata dell’Hi-Hat) ed anche un mixer con due sezioni 3 > 1, che permette di convogliare i panoramici e i tom + timpano su due soli ingressi del mixer principale, cosa che – lo vedremo fra qualche articolo – è buona è giusta. Il kit è in vendita su strumentimusicali.net a 235 Euro.

Registrare la batteria – Prima parte

Ovviamente, non potevo non iniziare la serie di articoli dedicati alla Stanza del Suono se non con un articolo sul mio strumento, anche perché, registrare una batteria in modo decente è una delle prime cose che ho cercato di fare.

Si tratta, purtroppo, di una delle parti più complicate dell’intero processo di registrazione, dato che in pratica si tratta di uno strumento composto da tanti strumenti, ognuno dei quali non deve essere sovrastato dagli altri, ma, allo stesso tempo,  il suono complessivo deve risultare naturale. Per di più i singoli strumenti sono molto diversi l’uno dall’altro (pensate alle frequenze prodotte dalla grancassa ed a quelle prodotto dai piatti), per cui si dovrebbe intuire facilmente che, per fare un buon lavoro, serve un certo numero di microfoni, ognuno dei quali specializzato a seconda del suono che deve registrare.

Per il rullante, i tom ed i timpani si usano solitamente microfoni dinamici. Data la vicinanza dei pezzi, al fine di evitare che un microfono registri i suoni degli altri tamburi, questi microfoni devono essere cardioidi. Senza scendere troppo nei dettagli (per cui vi rimando a Wikipedia), ciò significa che questi microfoni devono catturare unicamente il segnale che proviene di fronte alla membrana, attenuando fortemente quelli provenienti da altre direzioni. Il microfono più utilizzato in questo contesto è sicuramente il mitico Shure SM57 (ne sentirete parlare spesso), dal costo di circa 100 Euro.

Per quanto riguarda la cassa, il microfono ideale è sempre dinamico, ma deve essere specializzato per questo scopo, sia per le forti pressioni sonore a cui viene sottoposto (solitamente si inserisce all’interno della cassa stessa, mediante un buco nella pelle frontale), sia perché deve essere in grado di registrare adeguatamente frequenze molto basse (sotto i 60 Hz), che i microfoni normali distorgono e/o attenuano molto. Due microfoni molto utilizzati per la cassa sono l’AKG D112 (~ 150 Euro) e lo Shure Beta 52 (~ 200 Euro).

Oltre a quelli citati finora, si utilizzano solitamente anche due microfoni panoramici, così chiamati perché vengono posizionati in alto e registrano l’intero panorama sonoro prodotto dalla batteria. Questo serve innanzitutto a registrare i piatti, ma anche a registrare il suono “aperto” della batteria, ovvero quello prodotto dai fusti, dato che i microfoni applicati ad ogni tamburo tendono a registrare soltanto il suono prodotto dalle pelli. Dato che vengono piazzati piuttosto lontano, questi microfoni devono essere molto sensibili, e quindi si usano solitamente microfoni a condensatore, invece che dinamici, data la loro maggiore sensibilità. Microfoni di questo tipo molto utilizzati sono gli AKG C 1000 S (~160 Euro). Un’ulteriore particolarità dei microfoni a condensatore è che richiedono di essere alimentati, per funzionare. Per questo scopo si utilizza un tipo di alimentazione detta “fantasma” (phantom power), che si può fornire tramite alimentatori appositi, oppure direttamente dal mixer, se questo lo supporta.

A questo punto dovreste aver capito che, volendo comprare tutti i microfoni sopracitati separatamente, la spesa si impenna rapidamente. Per risparmiare, esistono in commercio kit di microfoni per batteria che contengono già tutto il necessario. Si trovano sul mercato kit da 5, 7, 8 o anche più microfoni, che spaziano un po’ in tutte le fasce di prezzo. Diciamo che un kit minimo decente dovrebbe costare attorno ai 250 euro, e per l’home recording va più che bene.

Una volta trovati i microfoni, come posizionarli? Per i microfoni di rullante e tom si possono usare aste normali, ma la cosa più comoda è costituita da appositi supporti (detti “a collo d’oca”) che permettono di agganciare i microfoni ai tamburi, fissandoli al cerchio. I microfoni più costosi prevedono già un aggancio simile integrato nel corpo. Una volta montati, vanno orientati verso un punto a piacere, tenendo presente che il suono guadagnerà attacco (orientandolo verso il centro della pelle) o armonici (verso il bordo del tamburo). Il microfono della cassa viene solitamente piazzato all’interno della cassa stessa, usando un’asta normale o, più comunemente, una di quelle corte “da tavolo”, ovviamente appoggiandola per terra. L’orientamento dovrebbe essere verso il battente, per dare più attacco al suono. Infine, per i panoramici, servono obbligatoriamente due aste, ma non c’è un modo unico per orientarli. La cosa più semplice e comune è quella di piazzare le aste ai lati della batteria, puntando i microfoni grossomodo verso il centro del rullante o più verso il basso. Tuttavia ci sono altre tecniche, ma sono piuttosto lunghe da descrivere, per cui cercherò di dedicare un articolo a parte a questo argomento.

E con questo si chiude il primo articolo dedicato alla “teoria” della registrazione di una batteria. Nel prossimo vedremo nello specifico quale strumentazione mi sono procurato io e come la utilizzo. Nel frattempo vi lascio un paio di link: qui c’è una breve guida su come piazzare i microfoni, con dei bei disegni esplicativi. Qui, invece, c’è la bibbia della batteria, con un’eccellente sezione sulla registrazione, in cui troverete tutto quel che serve sapere, e molto di più. Molto di quello che ho imparato io viene da lì, per cui… :).