History repeating

C’è chi sostiene che io porti sfiga, e che sia “colpa” mia se, dopo la piccola azienda mandrogna presso cui ho prestato servizio negli ultimi mesi dell’anno scorso, anche Motorola Electronics SpA chiuda i battenti. Tralasciando ogni disquisizione sul tema (se ne sta già parlando abbastanza a livello nazionale, vuoi al Tg3, vuoi al TG5, vuoi ad Annozero, a L’Infedele, a Matrix), la morale è che il sottoscritto si trova di nuovo appiedato, anche se non esattamente disoccupato: infatti, presso la famosa multinazionale che produce cellulari io ero un semplice contractor, ovvero un consulente esterno, e non un dipendente diretto dell’azienda. Questo, unito al fatto che il mio contratto con la società di consulenza è figo (ovvero NON a progetto), fa sì che io continui a percepire regolare stipendio, e che trovarmi un nuovo lavoro non sia un mio problema. Insomma, sono uno dei pochi (davvero pochi, sigh) caduti in piedi dal ritiro massivo di Motorola dall’Europa, per cui una volta tanto mi sento fortunato, non mi lamento e guardo avanti.

Già lunedì inizierò il nuovo impiego. I dettagli sono ancora da definire, ma la società di consulenza mi ha trovato un posto presso la sede milanese di una famosa azienda, sempre del campo telefonico. Si tratterà, per quanto ne ho capito, di mettere in piedi un sistema per il monitoraggio delle caratteristiche hardware degli innumerevoli server dell’azienda (che usano innumerevoli OS, ovviamente). Sulla carta mi sembra un lavoro interessante, anche se le tempistiche sono moooolto ristrette (AKA “entro fine anno vogliamo tutto in piedi e funzionante”). Ho anche visitato la sede per il colloquio, e l’ambiente mi è piaciuto molto, quindi, tutto sommato, mi sento molto positivo di fronte a questa nuova esperienza.

L’unico neo è che, almeno per un certo periodo, tornerò a fare il pendolare. Ancora non ho deciso se sulla linea AL-MI o su quella TO-MI, ma è probabile la seconda: non ho intenzione di lasciare la SukkoHouse torinese, dato che questa sembra solo una parentesi e che non ho assolutamente alcuna intenzione di buttarmi nell’infinito caos milanese. Inoltre, la seconda tratta è molto più frequentata da treni diretti, e le tempistiche sono simili.

Già pregusto le mille gioie che il mio (tentativo di) viaggiare quotidiano mi procurerà, sigh…