Clean… The cleanest I’ve been

Poco fa stavo facendo un po’ di pulizia su un server che amministro. Una delle cose che volevo fare era “zippare” tutti i log dei backup relativi al 2007 e cancellarli, in modo da avere una directory con una quantità di file umanamente gestibile. Per questo lancio:

linuxsrv backup # tar cjvf log2007.tar.bz2 *2007*

Il comando impiega il suo tempo, e mi crea il buon file log2007.tar.bz2, contenente tutti i log del suddetto anno. A questo punto posso anche rimuovere i file individuali dei log, quindi lancio:

linuxsrv backup # rm *2007*

Geniale, eh? Spero che i log del 2007 non mi servano mai…

Where boys fear to tread

Opi mi stava parlando dei suoi primi passi nel mondo UNIX:

(21:15:28) opi: ok
(21:16:19) opi: ma perchè in effetti per alcune cose mi verrebbe instintivo usare più il terminale paradossalmente
(21:16:33) opi: solo che non so ancora bene tutti i comandi
(21:17:00) Ace of Sukkos: basta che metti insieme coppie di lettere a caso
(21:17:12) Ace of Sukkos: tipo cp, mv, ls, cd, rm, ln, mc, ecc
(21:17:19) Ace of Sukkos: :D
(21:17:38) opi: ottimo consiglio :P
(21:17:56) Ace of Sukkos: guarda che funziona! ogni tanto scopro comandi nuovi
(21:18:00) Ace of Sukkos: vediamo un po’
(21:18:12) Ace of Sukkos: rotfl
(21:18:17) Ace of Sukkos: ho appena trovato rt, ad esempio
(21:18:23) Ace of Sukkos: che non so a cosa serva, ma esiste :D
(21:18:31) Ace of Sukkos: e strarotfl
(21:18:32) Ace of Sukkos: anche ui
(21:18:34) Ace of Sukkos: whahaha
(21:18:45) opi: ma porc
(21:18:53) opi: ho stuzzicato la tuo nerdosità
(21:18:54) opi: uff
(21:19:03) opi: non dovevo farlo :P
(21:19:13) Ace of Sukkos: lol, we!
(21:19:24) Ace of Sukkos: muahahaha, magnifico
(21:20:50) opi: …

Ubuntu 7.10

Da quando l’hard disk del portatile è passato a miglior vita, costringendomi a sostituirlo e a reinstallare tutto da capo, sono diventato un utente Ubuntu, e quindi GNOME. Non che Slackware e KDE mi abbiano stufato (giammai!), ma mi sembra giusto valutare anche delle alternative, per ogni evenienza, e devo dire che, finora, la cosa è stata molto piacevole.

Su Ubuntu, tanto di cappello. È davvero una bella distribuzione, e questa Gutsy Gibbons è veramente piacevole da usare e amministrare, con migliaia di pacchetti disponibili, ottimamente configurati, e con tutta una serie di utility davvero comode per compiere anche le operazioni di amministrazione più complesse con pochi click/comandi. Il rovescio della medaglia è lo stesso delle altre distribuzioni dotate di package manager “intelligente” (ossia tutte tranne Slackware), ovvero che l’installazione dei pacchetti e delle relative dipendenze funziona bene finché si usano i pacchetti così come sono, senza tentare di ricompilarli o di sostituirne uno con una versione compilata di persona (magari per averne una versione più aggiornata o con particolari opzioni di compilazione). Devo anche ammettere che la mia familiarità con apt è ancora scarsa, e magari mi ricrederò in futuro. Certo però che il fatto che apt sia composto da 1000 tool, molti dei quali si sovrappongono in funzionalità, non ne aiuta la piena comprensione. Il tutto comunque passa in secondo piano quando si nota che qualunque periferica si colleghi al PC (ho provato lettore MP3, macchina fotografica digitale, lettore di SD, pennette/dischi USB), questa viene rilevata correttamente e il suo utilizzo è immediato.

Per quanto riguarda GNOME, devo ammettere che, ora che a lavoro ho “preso la mano” con MacOS X, apprezzo molti degli aspetti di questo ambiente grafico che prima trovavo insensati o incomprensibili. Forse nessuno l’ha mai detto chiaramente, ma KDE è nettamente ispirato a Windows, mentre GNOME si rifà più a MacOS X, almeno per quanto riguarda le funzionalità. GNOME, insomma, segue la filosofia delle “poche utili opzioni, piuttosto che quella della “customizzazione esasperata” perseguita da KDE, che, in effetti, risulta spesso in uno smarrimento iniziale, quando ci si trova davanti a una nuova applicazione. L’aspetto che però più odio di GNOME è l’esecrabile gconf-editor: trattasi di un’applicazione dannatamente simile all’editor del registro di Windows, che permette di modificare molte opzioni delle applicazioni non direttamente raggiungibili dall’interno dell’applicazione stessa. Una scelta opinabile, perlomeno, ma dato che sto tentando di usare il portatile da utente medio, per navigare/leggere e scrivere posta/chattare/usare OpenOffice/ecc, conto di non averci troppo a che fare.

Tuttavia, ci sono due comportamenti di GNOME che mi fanno veramente girare le palle. Sono piccolezze, ma non vedo perché, dopo tutti sti anni di sviluppo, non siano ancora implementate.

La prima riguarda il window manager, Metacity: ogni volta che si apre una nuova finestra, questa viene posizionata nell’angolo in alto a sinistra, mentre io la vorrei centrata in mezzo allo schermo. Anche KDE è stato così per anni, ma dalla versione 3 o giù di lì, il posizionamento delle nuove finestre è decisamente customizzabile.

La seconda riguarda Evolution (il client di posta/agenda/PIM), che non riesco a convincere a non fare il top-posting: quando si risponde a un messaggio, il cursore viene posizionato in cima, e il messaggio originale viene inserito sotto. Questa è una delle cose più becere che un client di posta possa fare (e io stesso l’ho fatto per anni :D). Il messaggio originale andrebbe posizionato in cima, in modo che gli si possa rispondere sotto o in mezzo, frase per frase.

In realtà spero di essere stupido io, e di non aver trovato le opzioni per far sì che tutto funzioni come voglio io, pertanto spero che qualcuno mi smentisca e mi spieghi come fare, magari senza usare gconf-editor per delle cose così basilari ;).

Per il resto… consiglio vivamente di provare questa Ubuntu 7.10, soprattutto per chi vuole una distribuzione GNU/Linux subito pronta e funzionale, senza dover smanettare troppo.

Buchi neri

Stasera volevo ascoltare un veeeeecchio bootleg degli U2 procuratomi mediante trading moooooolto tempo fa. Prendo la custodia, la apro e… AAAAAAAAAAAARGH! La “vernice” del CD stava cadendo a pezzi, bucherellandosi qua e là! Al che faccio una rapida cernita dei miei bootleg e scopro che tutti i CD di quella marca stanno facendo la stessa fine!

Era da un po’, in realtà, che volevo controllare i miei bootleg di vecchia data, proprio per paura che finissero a questo modo, ma non ne avevo mai trovato il tempo. L’idea era quella di passarli tutti in un formato digitale lossless, in modo da poterli conservare facilmente, e anche di poterli condividere su qualcuno dei tanti siti di scambio bootleg. Si imponeva dunque un’anticipazione della procedura, almeno per quanto riguardava i CD problematici, al fine di salvare il salvabile.

Per il ripping ho ovviamente utilizzato hCDrip, ovvero il programmino Python che mi sono fatto da solo tempo addietro, che fa un po’ da frontend a cdparanoia e ai vari encoder MP3, FLAC, Shorten, ecc…, condendo il tutto con un po’ di supporto CDDB (Forse ne ho anche già pubblicato una versione, non ricordo! Al momento ha trovato qualche problema minore, ma prima o poi ne pubblicherò una nuova versione). Il formato che ho scelto è il FLAC, uno dei più diffusi e supportati.

Comunque, a parte questo, riascoltando uno dei bootleg salvati, mi sono accorto che l’audio era decisamente più lento del dovuto. Ovviamente questo si notava anche dal pitch, troppo basso. Era quindi il caso di sistemare il problema. E questo mi ha permesso di apprezzare un tool come sox che, unito alla potenza di una shell Unix, rende il lavoro rapido e indolore. Ecco come ho fatto:

for i in *.flac; do flac -d -c "$i" | sox -t wav - "$(basename "$i" .flac).wav" speed 1.07; done
rm *.flac
flac --best *.wav
rm *.wav

Tutto qua! Evito di spiegare ogni passo, dato che dovrebbe essere tutto abbastanza comprensibile. Aggiungo solo che il valore 1.07 l’ho trovato a tentativi, provandone di diversi e ascoltando il risultato.

A qualcuno interessa il concerto degli U2 di Werchter 1982? :)