Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Lunedì sono andato al cinema a vedere il nuovo film di Indy. Erano più di dieci anni che attendevo il quarto film della serie, ovvero da quando ancora si vociferava che sarebbe stato la trasposizione cinematografica di Indiana Jones and the Fate of Atlantis. Francamente, tanta attesa non è stata granché ripagata.

In effetti, sebbene non sia certo un brutto film, risulta piuttosto anonimo. Mentre il precedente Indiana Jones e l’ultima crociata era indubbiamente il migliore della saga (raro caso di una franchise la cui qualità aumenta nel corso degli episodi), risultando leggibile da molti punti di vista (vuoi l’originalità, vuoi l’azione, vuoi la spiritualità, vuoi il rapporto padre-figlio, ecc.), questo ne sembra una brutta copia. Cambia l’oggetto centrale della vicenda (il Santo Graal lascia spazio a un teschio di cristallo), cambiano i cattivi (i Tedeschi lasciano spazio – guardacaso – ai Russi) e cambiano i comprimari (il padre di Indy viene rimpiazzato da suo figlio), ma i momenti del film sono grossomodo gli stessi: l’antefatto, l’inseguimento iniziale, la ricerca dell’oggetto, la riunione dei famigliari, l’inseguimento finale, l’arrivo a destinazione, la morte del cattivo che brama troppo. I sentimenti e le vicende, in compenso, sono decisamente più piatti e prevedibili.

Mi si obietterà, forse, che questo susseguirsi degli eventi caratterizza tutti i film della saga, o forse addirittura qualunque film d’azione, ma non è solo questo il problema. Il film soffre anche di “hollywoodismo”, cosa che è poco in linea con il personaggio. Ad esempio, la vicenda della bomba atomica, oltre ad essere paurosamente surreale, è completamente inutile ai fini della trama, e poteva tranquillamente essere risparmiata. Altrettanto vale per le allegre combriccole di scoiattoli e roditori in generale che compaiono ogni tanto. Non parliamo poi della scena in cui il giovanotto salta di liana in liana alla Tarzan… Semplicemente ridicola, come la battaglia con un piede su una jeep e l’altro sull’anfibio… E menomale che Lucas e Spielberg insistono col dire che la gran parte del film è stata girata con stuntmen, e non costruita al computer!

Trovo fastidiosi anche quegli elementi appena accennati, che sembrano buttati lì solo per “riempire” il film. Ad esempio, chi è la tribù che assale il gruppo poco prima che questo arrivi a destinazione? O perché le formiche giganti si fermano dinanzi al teschio? Altri temi che avrebbero meritato un po’ di espansione, invece, restano non trattati: il padre di Indy, non aveva bevuto dal Santo Graal, e non avrebbe quindi dovuto essere immortale? Mah.

Ho apprezzato molto, in compenso, l’idea di usare come protagonista l’Indiana Jones invecchiato, piuttosto che far finta che per lui il tempo non sia passato, e le varie autocitazioni dei capitoli precedenti (mitica la scena delle sabbie mobili!), anche se sono tipicamente sintomo di “poco da dire”.

In realtà, forse sono io troppo prevenuto, o forse l’enorme attesa ha innalzato troppo le mie aspettative. Ribadisco che non si tratta di un brutto film, ma aggiunge poco o niente alla saga di Indy. Se non avete visto i precedenti, consiglio di rimediare quanto prima a tale grave mancanza (troverete sicuramente il cofanetto dei primi 3 film a poco prezzo), senza giudicare erroneamente la saga nel suo complesso, che è decisamente notevole e forse una delle migliori mai realizzate.

5 comments maggio 29th, 2008


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