Neverending story

Chi pensava (me compreso) che le mie sventure con Trenitalia fossero giunte al termine si sbagliava. Quel che segue è un rapido riassunto di quel che mi è successo ieri.

Andata: Il regionale delle 7.08 (2513) arriva a destinazione con 25 minuti di ritardo, qualcuno in più dei canonici 20. Arrivo in ufficio alle 9.28.

Ritorno: Prendo l’Intercity delle 19.05 (663), contento perché è venerdì e il weekend mi aspetta. Al momento della partenza, la capatreno annuncia che questa avverrà 15 minuti di ritardo, causa una lieve mancanza: quella del locomotore. L’intero treno (piuttosto affollato) emette mugugni di disapprovazione, mentre io spero che almeno una coincidenza mi aspetti a Voghera. La speranza muore dopo questi 15 minuti, quando viene annunciato che ne saranno necessari ulteriori 15 per l’attesa del locomotore. Partiamo da Milano Centrale alle 19.44, con 39 minuti di ritardo. Ovviamente non è concepibile che un treno italiano non accumuli ulteriore ritardo durante il viaggio, e quindi quando arriviamo a Voghera sono le 20.46: 57 minuti dopo l’orario programmato. Memore del qui pro quo del giorno precedente, questa volta mi sono mosso prima, andando preventivamente dalla capatrena dell’Intercity e pregandola di trovarmi una concidenza per tornare a casa. La tipa, almeno, è stata gentile e, con un paio di telefonate, ha ottenuto il permesso per noi diretti ad Alessandria di prendere l’Eurostar delle 20.49 senza bisogno di supplemento. Già, 20.49, 3 soli minuti dopo l’arrivo a Voghera! Per questo corro subito a cercare un monitor per individuare il binario su cui recarmi per il cambio treno, e scopro che l’Eurostar ha 20 minuti di ritardo. Morale: arrivo a casa dopo le 22, ossia 4 ore dopo che sono uscito dall’ufficio. Per la cronaca, il ritardo del 663 è poi rimasto costante, ed il treno è arrivato alla destinazione finale (Genova Brignole) con i 57 minuti di ritardo che già aveva a Voghera, giusto 3 minuti prima che i viaggiatori avessero diritto al rimborso del biglietto.

Sto mettendo in piedi un piccolo progetto per palesare la costante squallidità del servizio. Spero di riuscire a finirlo nel weekend. Stay tuned.

Nothing changes on New Year’s Day

Odio l’idea che il primo post dell’anno riguardi Trenitalia, ma ritengo giusto denunciare l’ennesima presa in giro di questa “azienda”, se così si può chiamare.

Premessa: il mio pellegrinaggio quotidiano in quel di Milano avviene con il regionale delle 7.08 al mattino (2513), e con l’Intercity delle 19.05 per il ritorno, però solo fino a Voghera, dove trasbordo sul regionale delle 19.57 per tornare ad Alessandria. Altri treni che mi tornano utili sono il regionale delle 18.35 da Milano Centrale (2671), comodo quando riesco ad uscire con un po’ di anticipo, ed altri regionali che partono/arrivano da/a Milano Porta Genova, e che percorrono quindi la tratta via Mortara, fondamentali qualora perdessi uno dei precedenti.

Date le circostanze, a dicembre mi ero dotato di abbonamento mensile standard Alessandria – Milano via Voghera (€ 74,80), di Autorizzazione due vie per poter prendere i treni via Mortara (gratuita, dato che la via Voghera è più cara di quella Mortara) e, infine, di Carta d’ammissione Intercity mensile unidirezionale Milano – Voghera (€ 17,50). Con poco più di una novantina di euro – prezzo tutto sommato accettabile – riuscivo quindi a soddisfare tutte le mie necessità di movimento.

Fine della premessa. Chi è interessato ai fatti dovrà leggere l’articolo intero…

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A change of style, a change of scene

Alla fine, oggi ho iniziato a lavorare a Milano. E quale miglior modo di iniziare un nuovo periodo di pendolarismo se non aprendo la porta per uscire alle 6.30 e scoprire che ha nevicato tutta la notte? Sigh :(. Per fortuna le strade erano comunque percorribili, per cui l’unica ripercussione è stata quella sulla mia già debole psiche.

… Psiche ulteriormente messa alla prova dall’arrivare a Milano con i 10 minuti abbondanti di ritardo che ogni buon treno italiano matura. E’ bello constatare come dal crack di Alitalia non abbiamo imparato niente, perché, prima o poi, Trenitalia farà la stessa fine. A proposito: ma che bisogno c’era di cambiare nuovamente “colori sociali”? Dev’essere stata la classica idea geniale del marketing, che comporterà solamente la sostituzione di tutte le divise dei dipendenti, la ricolorazione di tutte le carrozze, l’aggiornamento del sito, e molto altro, tanto per buttare un altro po’ di soldi. Bah.

Tornando a noi, la giornata è passata piuttosto rapidamente, sbrigando un po’ di pratiche burocratiche, sistemando il PC datomi in comodato d’uso dalla società di consulenza e cercando di capire com’è strutturata la rete dell’azienda, con che tool avrò a che fare e cosa dovrò farci di preciso. Una cosa che mi ha un po’ sconvolto è come non ci sia un sistema di Instant Messaging interno: forse davo per scontato che ci fosse ovunque, dato quanto mi tornava utile e comodo durante il precedente impiego, non solo per chattare con i colleghi di qualunque parte del mondo, ma anche per scambiare rapidamente file con essi. Eppure qua non c’è, forse anche a causa della struttura logica della rete, che non è una singola grande rete, ma tante piccole sottoreti nemmeno tutte interconnesse. Il problema è che così le interazioni tra persone fisicamente non vicine si allungano a dismisura, quindi dovrò trovare una soluzione (Sì, OK, telefono + mail, però non è la stessa cosa).

Per quanto riguarda ciò che dovrò fare di preciso, non mi sbilancio più di tanto, ma non mi pare troppo complesso. Il vero problema sarà riuscire a farlo rapidamente. Quel che è chiaro è che avrò a che fare con molti OS, da Windows a SunOS, passando per l’esotico HP-UX. So che NoKo morirà d’invidia, ahr ahr ahr! ;)

Al momento sto cercando di aggiornare il mio iPhone al firmware 2.2, uscito pochi giorni fa. L’aggiornamento è andato a buon fine, così come lo scontato jailbreak. Rimane da ripristinare tutto quel che avevo sul vecchio… E poi, alle 5.42, sveglia.

History repeating

C’è chi sostiene che io porti sfiga, e che sia “colpa” mia se, dopo la piccola azienda mandrogna presso cui ho prestato servizio negli ultimi mesi dell’anno scorso, anche Motorola Electronics SpA chiuda i battenti. Tralasciando ogni disquisizione sul tema (se ne sta già parlando abbastanza a livello nazionale, vuoi al Tg3, vuoi al TG5, vuoi ad Annozero, a L’Infedele, a Matrix), la morale è che il sottoscritto si trova di nuovo appiedato, anche se non esattamente disoccupato: infatti, presso la famosa multinazionale che produce cellulari io ero un semplice contractor, ovvero un consulente esterno, e non un dipendente diretto dell’azienda. Questo, unito al fatto che il mio contratto con la società di consulenza è figo (ovvero NON a progetto), fa sì che io continui a percepire regolare stipendio, e che trovarmi un nuovo lavoro non sia un mio problema. Insomma, sono uno dei pochi (davvero pochi, sigh) caduti in piedi dal ritiro massivo di Motorola dall’Europa, per cui una volta tanto mi sento fortunato, non mi lamento e guardo avanti.

Già lunedì inizierò il nuovo impiego. I dettagli sono ancora da definire, ma la società di consulenza mi ha trovato un posto presso la sede milanese di una famosa azienda, sempre del campo telefonico. Si tratterà, per quanto ne ho capito, di mettere in piedi un sistema per il monitoraggio delle caratteristiche hardware degli innumerevoli server dell’azienda (che usano innumerevoli OS, ovviamente). Sulla carta mi sembra un lavoro interessante, anche se le tempistiche sono moooolto ristrette (AKA “entro fine anno vogliamo tutto in piedi e funzionante”). Ho anche visitato la sede per il colloquio, e l’ambiente mi è piaciuto molto, quindi, tutto sommato, mi sento molto positivo di fronte a questa nuova esperienza.

L’unico neo è che, almeno per un certo periodo, tornerò a fare il pendolare. Ancora non ho deciso se sulla linea AL-MI o su quella TO-MI, ma è probabile la seconda: non ho intenzione di lasciare la SukkoHouse torinese, dato che questa sembra solo una parentesi e che non ho assolutamente alcuna intenzione di buttarmi nell’infinito caos milanese. Inoltre, la seconda tratta è molto più frequentata da treni diretti, e le tempistiche sono simili.

Già pregusto le mille gioie che il mio (tentativo di) viaggiare quotidiano mi procurerà, sigh…

Lavoro, lavoro, lavoro…

Lo screenshot sopra rappresenta come mi sono trovato il desktop della macchina remota su cui mi sono collegato per lavorare oggi, così come lasciatomi dal collega che mi ha passato il lavoro.

Vorrei capire com’è possibile lavorare così, con 400 finestre sovrapposte e i pulsanti della taskbar tanto piccoli da risultare illeggibili. E, soprattutto, come si possa pensare che sia di qualche utilità lasciare il desktop in quelle condizioni quando si passa il lavoro a qualcun altro…

Ahhh, la gioia dei desktop virtuali multipli…