Neu!

Ebbene, è alfin giunto il momento di rivelare ciò a cui ho lavorato dietro le quinte negli ultimi mesi: a questo indirizzo i miei tre lettori potranno visionare il mio album Flickr perfettamente integrato all’interno del SukkoBlog! Data la mia intolleranza per i CSS, la cosa mi ha richiesto mesi, anche se il punto di partenza era un buon plugin, che però necessitava di essere integrato con il template del sito. A dire il vero c’è ancora qualche problemino da risolvere (non badate alle date, per esempio…), ma è decisamente troppo tempo che ci sto dietro, per cui credo sia giunto il momento di rendere pubblica la cosa. Ovviamente ho anche aggiunto un link nel menù in alto per un facile accesso.

Ma non è l’unica novità! Oggi inauguriamo anche una nuova sezione, dedicata alla mia batteria, con foto e specifiche del mio strumento.

E siccome non c’è il due senza il tre (classico modo di dire delle mie parti, ndr), colgo l’occasione per pubblicizzare, sempre in tema musicale, il sito della mia band, che abbiamo aperto qualche mese addietro: http://www.decade.it. Consiglio a tutti di farci un salto per leggere le date dei prossimi – imminenti! – concerti e per dare un’occhiata alle fantastiche magliette che abbiamo realizzato e che troverete in vendita a tutte le nostre esibizioni!

Per oggi è tutto. Un post breve, ma inteeeenso! ;)

Volume Drums

Ho scoperto solo oggi il sito web della nuova azienda di Tullio Granatello. Forse però non tutti conoscono il personaggio in questione. Si tratta del (secondo) batterista dei Jumbo, gruppo progressive italiano in attività nei primi anni ’70. La sua carriera di musicista crea in lui una certa insoddisfazione verso le batterie disponibili sul mercato, tanto da fargli decidere di mettersi a costruire batterie da solo, fondando, nel 1984,  Tamburo.

La produzione di Tamburo è prettamente artigianale, e introduce per prima nel mondo delle batterie alcune innovazioni, la più famosa delle quali è sicuramente quella dei fusti costruiti con doghe di legno massello, piuttosto che nel modo classico a fasce. In questo modo, Tamburo matura rapidamente un discreto successo, nonostante i prezzi piuttosto alti dei proprio strumenti, imputabili all’artigianalità della produzione.

Nei primi anni ’90, però, Tullio decide di vendere la sua azienda al gruppo Proel, che da allora è proprietario del marchio Tamburo. Nonostante egli stesso rimanga nelle vesti di collaboratore, è opinione comune che il passaggio di mano abbia influito negativamente sulla qualità degli strumenti, dato che la produzione si sposta verso l’approccio industriale, mantenendo l’artigianalità solo sulle linee top di gamma. In compenso il prezzo dei prodotti scende progressivamente, e ciò fa sì che oggi Tamburo sia uno dei produttori di batterie con il miglior rapporto qualità/prezzo (altrimenti non ne avrei una io stesso, eh eh :) ).

Dopo parecchi anni di inattività, il nostro Tullio decide dunque di creare una nuova azienda, nel tentativo di bissare il successo di Tamburo: la nuova azienda si chiama Volume Drums, e si concentra principalmente sulla produzione di batterie in acrilico (plexiglass, insomma!), come spiega lo stesso Tullio nel seguente video, in cui presenta la sua nuova creatura:

La particolarità di questi nuovi prodotti è che i fusti non sono creati piegando a caldo una lastra e saldandola (tecnica con cui sono realizzate la maggior parte delle batterie in acrilico), bensì vengono ottenuti tramite centrifugazione. L’assenza di saldature conferisce al fusto particolari qualità di elasticità, come evidenziato nel filmato.

Le batterie in acrilico costituiscono la serie Lightdrum, e sono disponibili in 3 tipi di colorazione: completamente trasparente (Lightset), trasparente colorato (Colorlight) e con grafiche a spirale dipinte all’interno di fusti trasparenti (Spiralight), che richiamano un po’ alcune Vistalite della Ludwig. Oltre alla linea in acrilico, l’azienda produce anche batterie “tradizionali” in acero (Maple Series) e, come è lecito aspettarsi, con fusti a doghe (Original Series, probabilmente l’unica linea che a suo tempo non fu venduta a Proel). Tutte montano il sistema RIMS per la sospensione dei tom (argomento che meriterebbe un articolo dedicato, ma per ora accontentatevi di questo link) e di particolari tiranti (Hi-Tension) pensati per distribuire la tensione sull’intera superficie laterale del tamburo, piuttosto che in un unico punto come avviene con i tiranti classici.

Esteticamente, queste batterie a me fanno assolutamente impazzire. Quanto al suono, l’azienda stessa le pubblicizza come le batterie “con il range di accordatura piu ampio al mondo”, ed i seguenti video sembrano darle ragione:

Purtroppo non ho scoperto in tempo l’evento del 24 luglio in provincia di Alessandria, in cui lo stesso Tullio presentava l’azienda, altrimenti sarei andato sicuramente a sentire di persona :(. In ogni caso, il prezzo non è nemmeno troppo proibitivo (1000-1500 Euro per una Spiralight), per cui potrei iniziare a considerare seriamente l’idea di comprare una terza batteria…

Concludo con una chicca di stampo Kraftwerkiano:

Pride (In the Name of Love)

Visto che Noko è stato così clemente con le registrazioni di Angel of Harlem, ho deciso di registrare – sempre col metodo Recorderman – anche Pride (In the Name of Love), sempre degli U2, che so che gli piace tanto. Per cui, without further ado:

Ovviamente anche questa volta la migliore esecuzione è stata fagocitata da qualche errore/malfunzionamento (Devo farmi una nota mentale: non premere Mute quando si vuole registrare), e la versione di cui sopra è suonata in modo orribile (e fuori tempo) durante l’assolo di chitarra (e non solo). Pazienza, intanto ormai dovreste sapere che sono scarso :). Ecco qua la versione solo batteria:

In realtà, oltre che per stimolare il piacere di Noko, ho effettuato questa ulteriore registrazione per fare sentire un po’ meglio come vengono registrati i tom, per cui prestate attenzione più a questi, che all’esecuzione :).

Angel of Harlem

Mentre tutti sono in vacanza, cosa poteva fare il vostro sukkodifrutta preferito, se non lavorare per voi? Già, infatti quest’anno ho deciso di non andare da nessuna parte, bensì di passare le vacanze in quel di Mandrognoland, sbrigando un po’ di faccende accumulate e, soprattutto, risparmiando un po’ di grana da investire ne La Stanza del Suono :).

Per cui ho messo in pratica quel che avevo annunciato nell’ultimo articolo, realizzando qualche clip audio per voi. Come prima cosa, ho ripreso un vecchio CD che avevo masterizzato almeno 10 anni fa (sigh…), contenente alcune basi MIDI a cui avevo tolto la parte di batteria, suonate con un vecchio programmino di cui purtroppo non ricordo il nome, che già allora le faceva suonare meravigliosamente anche senza avere una scheda audio da milioni (di Lire…) con buona pace di Wavetable, SoundFont e tutto quanto sarebbe nato di lì a poco. Lo scopo per cui avevo creato questo CD era quello di potermi allenare suonando su alcuni pezzi, piuttosto che da solo, dato che allora non avevo un gruppo. E probabilmente non l’avrei mai avuto senza questo CD, dato che imparare a suonare insieme agli altri strumenti è stato il secondo grosso scalino che ho dovuto salire, dopo quello corrispondente all’iniziare a suonare.

In ogni caso ho scelto una traccia del CD, in particolare quella di Angel of Harlem, canzone degli U2 pubblicata su Rattle and Hum, e ci ho suonato sopra, registrando il tutto con il metodo Recorderman, quindi ho messo insieme la base e la mia performance, ed ecco cosa ne è uscito:

Innanzitutto, vi prego di non prestare troppa attenzione alla tecnica dell’esecuzione: già sono scarso di mio, inoltre ho avuto una marea di problemi tecnici, per cui ho dovuto fare almeno una dozzina di registrazioni, e alla fine ero decisamente stufo di suonare sta roba ;). Avevo un’esecuzione praticamente perfetta, ma purtroppo uno dei microfoni ha deciso di abbandonarmi proprio durante la sua registrazione :(. Alla fine è resuscitato, e questo è quel che sono riuscito a tirarne fuori. Anche sul mix non ho lavorato molto (non che abbia nemmeno troppo le capacità di farlo), ed infatti la grancassa si perde in mezzo al basso (uno dei problemi più classici dei fonici alle prime armi). Per questo, vi propongo anche la traccia di batteria da sola, senza la base:

In realtà, parte della base si può sentire, dato che avevo dimenticato delle casse accese, ma non ne potevo decisamente più, per cui dovrete sopportare ;). Comunque, questo dovrebbe darvi un’idea di cosa si può ottenere seguendo i consigli che ho dato negli articoli precedenti. Credo che sia chiaro che il metodo Recorderman dà risultati assolutamente strabilianti, se teniamo in considerazione che usa solamente tre microfoni, e che quelli che ho usato io sono tutt’altro che high-end (per di più dovreste poter sentire un certo fruscio di sottofondo, segno che il panoramico di cui sopra presto mi lascerà definitivamente, sigh). L’unico problema di questo setup, sicuramente non da poco, è che i volumi relativi sono quelli che sentite, ed è praticamente impossibile intervenire su di un solo pezzo (ad esempio abbassando il rullante), per cui le possibilità di controllo del suono complessivo sono molto scarse. Purtroppo in questo pezzo non ho usato molto i tom/timpano, per cui il problema forse non è lampante.

Quello che sentite è grossomodo quello che ho registrato. Ho effettuato un minimo di processamento, aggiungendo un compressore ed un equalizzatore sulla cassa, oltre che un po’ di riverbero sul suono complessivo, ma di tutto questo parleremo (molto) più avanti. Sono sicuro che si può fare molto di meglio ma, come ho sempre detto, anch’io sono nel pieno dell’apprendimento dei mille segreti dei tecnici del suono, per cui ogni osservazione ed ogni consiglio sono più che ben accetti.

Un ultima nota sulla base: purtroppo non ho idea di chi ne sia l’autore originale, per cui mi scuso se non lo cito opportunamente. Se qualcuno ha informazioni in merito, sarò lieto di aggiungerle. Inoltre, non ho pubblicato la traccia della base “da sola”, senza batteria, ma se a qualcuno servisse, non ha che da chiedere :).