La Stanza del Suono

Uno dei pallini eterni di SukkoPera è quello di costruirsi un piccolo studio di registrazione, con tanto di mixer, pannelli insonorizzanti, e tutto quel che fa parte, nell’immaginario comune, di una struttura del genere.

Più o meno in concomitanza con lo scorso Natale, basandomi sul presupposto che i Decade avevano ormai preso una piega vagamente seria, ho quindi deciso di iniziare l’opera di trasformazione di quella che era “la stanza della batteria” in qualcosa dall’altisonante nome di “La Stanza del Suono”.

Purtroppo, molto di ciò che è legato alla produzione e alla registrazione della musica ha costi piuttosto elevati: si possono spendere svariate migliaia di Euro per un microfono, e parecchie centinaia per un paio di cuffie, per non tirare in ballo amplificatori e casse. Inoltre, serve anche una discreta quantità di materiale per fare cose in apparenza banali: ad esempio, per registrare una batteria servono almeno tre microfoni, ma meglio cinque o addirittura sette, alcuni dei quali ben specifici. E per collegare sette microfoni servono sette cavi, così come serve un mixer per mescolare i sette segnali. Insomma, a meno di non avere a disposizione un budget elevato, bisogna scendere a compromessi.

Senza quindi velleità di competizione con Abbey Road, l’idea è stata quella di privilegiare il rapporto qualità/prezzo alla qualità e basta, cercando di procurarsi tutta la strumentazione necessaria senza spendere cifre esorbitanti, cercando di dare la precedenza a tutto quanto potesse servire anche per i live dei Decade. Eventuali upgrade verso prodotti di qualità maggiore, possono sempre essere eseguiti in un secondo tempo, anche perché secondo me hanno senso solo quando si è in grado di rendersi conto personalmente dei limiti di ciò che si ha a disposizione.

In quest’ottica, sono stati sicuramente manna dal cielo i prodotti della Behringer: si tratta di un’azienda tedesca che produce un po’ di tutto in campo musicale: dagli strumenti veri e propri alle casse, passando per mixer, microfoni, pedali e mille altre cose. È il caso di premettere che in giro si sente dire “peste e corna” di quest’azienda, accusandola di vendere prodotti di qualità infima, di seguire pratiche commerciali scorrette, di copiare dagli altri senza averne il diritto e tante altre amenità. La mia personale opinione, dopo aver provato un discreto numero di loro prodotti, è che – di solito – la loro qualità sia più che buona per un utilizzo amatoriale o semi-professionale, a fronte di un prezzo che è sempre decisamente inferiore a quello dei concorrenti, rimanendo sempre accessibile. Chi ha tanto da criticare, secondo me lo fa solo perché pretende di avere prodotti al top dei top a prezzi da fame: un po’ come volere la qualità di una Ferrari al prezzo di un ApeCar. Ad ogni modo, un’altra azienda dalle simili caratteristiche è la Proel, ma vedremo tutto caso per caso.

La mia idea, infatti, è quella di scrivere una serie di articoli, parlando di cosa ho acquistato, del perché l’ho acquistato, e, soprattutto, di come l’ho utilizzato. Idealmente vorrei dedicare un articolo ad ogni “settore”, ma solo i posteri sapranno se ci riuscirò effettivamente :). Lo scopo di questa condivisione della mia esperienza è quello di dare qualche dritta a chi come me vorrebbe lanciarsi in questo mondo, nonché quello di ricevere opinioni e consigli su come migliorare quello che faccio da parte di chi ne sa più di me. Del resto, non ho mai seguito nessun corso da fonico, ingegnere del suono o null’altro di simile. Quel che faccio è frutto della mia passione e di svariate letture in rete, oppure di consigli di amici. Per cui ogni commento sarà più che gradito, purché pacato e giustificato. Dico questo perché in giro per la Rete ho visto davvero tanta gente essere insultata gratuitamente, solo perché nell’inesperienza più totale commetteva determinati errori.

A presto per il primo articolo della serie, che tratterà, ovviamente, del mio strumento!