Registrare la batteria – Seconda parte

In questo secondo articolo, vedremo quale strumentazione ho acquistato per registrare la batteria.

Per iniziare, sono stato così fortunato da aggiudicarmi su eBay un kit Soundking da 7 microfoni, in particolare l’E07B, a 66 Euro:

Soundking E07B

In realtà, il mio kit è leggermente diverso. Avendolo comprato usato, non so se si tratti di una versione più vecchia del kit, o se il suo precedente possessore l’abbia modificato in qualche modo. Comunque, le differenze sono minime: i microfoni panoramici (quelli lunghi sulla destra) non hanno quel rigonfiamento in cima, e il gruppo di quattro microfoni al centro è in realtà costituito da un solo microfono del tipo sulla sinistra (ED005), e da tre del tipo a destra (ED004). Una recensione (in portoghese brasiliano!) che ho trovato online dice che in realtà questi microfoni sono tutti uguali, cambia solo la forma della gabbia (che ignoro se sia il termine corretto ;)).

Il kit comprendeva inoltre 4 dei famosi supporti a becco d’oca simili al seguente, che normalmente sono venduti a parte:

Supporto a becco d'oca

Per montare i panoramici in una posizione consona, ho ordinato da scavino.it due aste a giraffa della SM Pro, 22 Euro l’una:

Asta microfonica a giraffa SMPro

Francamente, però, non ne sono troppo soddisfatto: la loro fattura non è particolarmente curata, e non sembrano molto solide, per cui le sconsiglio. Raccomando, piuttosto, le Proel PRO200BK che sono decisamente migliori. Ne ho infatti comprate alcune per i microfoni da voce, come vedremo, e se ne avessi bisogno altre, ricomprerei queste senza ombra di dubbio. Le trovate, ad esempio, su strumentimusicali.net (ottimo sito per tutte le necessità musicali, tra parentesi!) a soli 2 Euro in più (24 Euro).

Infine, per il microfono da cassa ho ordinato un supporto “da tavolo”, ancora SM Pro (modello MSD001), simile al seguente, sempre da scavino.it:

Supporto per microfono da tavolo

L’ho pagato 19 Euro, ma purtroppo non sono soddisfatto nemmeno di questo: la base non è abbastanza pesante, e quindi il supporto tende a “cappottarsi” sotto il peso del non leggero microfono da cassa. Pare però un problema di molte aste di questo tipo, per cui non ho ancora trovato un degno sostituto (in compenso ho un fantastico incudine che gira per casa :D). A volte uso una PRO200BK, ma non si riesce a piazzare il microfono molto dentro alla cassa in questo modo. Insomma, su questo punto accetterei volentieri qualche consiglio :).

Per completare il tutto, servono un po’ di cavi, ovviamente uno per microfono. Il tipo di cavo che si utilizza praticamente con tutti i microfoni professionali è quello con connettori XLR (detti anche Cannon), maschio da un lato e femmina dall’altro:

Questo tipo di cavo trasporta un segnale bilanciato, per cui è possibile utilizzarne anche di molto lunghi, senza introdurre disturbi. Per ora è meglio non approfondire ulteriormente il tema dei cavi, rimandando all’ennesimo post futuro una descrizione di tutti i tipi usati nel mondo dell’audio. Dovendone comprare 7, mi sono buttato su cavi Stagg da 3 metri, che erano quelli che costavano meno ;) (5.40 Euro da scavino.it, anche se giurerei che quelli che mi hanno inviato sono della Soundking eXtreme). Anche in questo caso, la fattura dei cavi lascia piuttosto a desiderare, per cui vi consiglio di scegliere cavi Proel: quelli della serie Bulk hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo, e se ordinate un cavo da strumentimusicali.net (uno da 5 metri costa 6 Euro) è altamente probabile che vi arrivi proprio uno di questi.

Il setup finale è il seguente:

La mia batteria La mia batteria

Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, ma al momento non posso fare di meglio :(. In compenso, potete vedere per la prima volta la mia nuova Tamburo Formula Classic FOH22 e tutto il piattame che la completa :).

Per chi dovesse scegliere oggi quale kit di microfoni acquistare, al momento mi sentirei di consigliare il 7kit della Samson: mi è capitato di usarlo per qualche live, e mi è sembrato un buon kit ad un prezzo abbordabile (225 Euro su controtempo.com, altro sito – e negozio, per chi vive dalle parti di Alessandria – più che consigliato per tutti gli acquisti a tema batteristico/percussionistico). Chi invece volesse fare una scelta “coraggiosa”, potrebbe optare per il kit XD02 della XXL: è una marca (Italiana! Anche se dubito che i loro prodotti siano effettivamente Made in Italy…) poco famosa, e probabilmente giovane, ma ho sentito parlare bene dei loro prodotti (che sono spesso cloni di prodotti blasonati, come l’XS57 che copia lo Shure SM57) in giro per il web. Questo kit è interessante perché comprende 8 microfoni (ci sono 3 panoramici, uno può essere utilizzato, ad esempio, per una ripresa ravvicinata dell’Hi-Hat) ed anche un mixer con due sezioni 3 > 1, che permette di convogliare i panoramici e i tom + timpano su due soli ingressi del mixer principale, cosa che – lo vedremo fra qualche articolo – è buona è giusta. Il kit è in vendita su strumentimusicali.net a 235 Euro.

Registrare la batteria – Prima parte

Ovviamente, non potevo non iniziare la serie di articoli dedicati alla Stanza del Suono se non con un articolo sul mio strumento, anche perché, registrare una batteria in modo decente è una delle prime cose che ho cercato di fare.

Si tratta, purtroppo, di una delle parti più complicate dell’intero processo di registrazione, dato che in pratica si tratta di uno strumento composto da tanti strumenti, ognuno dei quali non deve essere sovrastato dagli altri, ma, allo stesso tempo,  il suono complessivo deve risultare naturale. Per di più i singoli strumenti sono molto diversi l’uno dall’altro (pensate alle frequenze prodotte dalla grancassa ed a quelle prodotto dai piatti), per cui si dovrebbe intuire facilmente che, per fare un buon lavoro, serve un certo numero di microfoni, ognuno dei quali specializzato a seconda del suono che deve registrare.

Per il rullante, i tom ed i timpani si usano solitamente microfoni dinamici. Data la vicinanza dei pezzi, al fine di evitare che un microfono registri i suoni degli altri tamburi, questi microfoni devono essere cardioidi. Senza scendere troppo nei dettagli (per cui vi rimando a Wikipedia), ciò significa che questi microfoni devono catturare unicamente il segnale che proviene di fronte alla membrana, attenuando fortemente quelli provenienti da altre direzioni. Il microfono più utilizzato in questo contesto è sicuramente il mitico Shure SM57 (ne sentirete parlare spesso), dal costo di circa 100 Euro.

Per quanto riguarda la cassa, il microfono ideale è sempre dinamico, ma deve essere specializzato per questo scopo, sia per le forti pressioni sonore a cui viene sottoposto (solitamente si inserisce all’interno della cassa stessa, mediante un buco nella pelle frontale), sia perché deve essere in grado di registrare adeguatamente frequenze molto basse (sotto i 60 Hz), che i microfoni normali distorgono e/o attenuano molto. Due microfoni molto utilizzati per la cassa sono l’AKG D112 (~ 150 Euro) e lo Shure Beta 52 (~ 200 Euro).

Oltre a quelli citati finora, si utilizzano solitamente anche due microfoni panoramici, così chiamati perché vengono posizionati in alto e registrano l’intero panorama sonoro prodotto dalla batteria. Questo serve innanzitutto a registrare i piatti, ma anche a registrare il suono “aperto” della batteria, ovvero quello prodotto dai fusti, dato che i microfoni applicati ad ogni tamburo tendono a registrare soltanto il suono prodotto dalle pelli. Dato che vengono piazzati piuttosto lontano, questi microfoni devono essere molto sensibili, e quindi si usano solitamente microfoni a condensatore, invece che dinamici, data la loro maggiore sensibilità. Microfoni di questo tipo molto utilizzati sono gli AKG C 1000 S (~160 Euro). Un’ulteriore particolarità dei microfoni a condensatore è che richiedono di essere alimentati, per funzionare. Per questo scopo si utilizza un tipo di alimentazione detta “fantasma” (phantom power), che si può fornire tramite alimentatori appositi, oppure direttamente dal mixer, se questo lo supporta.

A questo punto dovreste aver capito che, volendo comprare tutti i microfoni sopracitati separatamente, la spesa si impenna rapidamente. Per risparmiare, esistono in commercio kit di microfoni per batteria che contengono già tutto il necessario. Si trovano sul mercato kit da 5, 7, 8 o anche più microfoni, che spaziano un po’ in tutte le fasce di prezzo. Diciamo che un kit minimo decente dovrebbe costare attorno ai 250 euro, e per l’home recording va più che bene.

Una volta trovati i microfoni, come posizionarli? Per i microfoni di rullante e tom si possono usare aste normali, ma la cosa più comoda è costituita da appositi supporti (detti “a collo d’oca”) che permettono di agganciare i microfoni ai tamburi, fissandoli al cerchio. I microfoni più costosi prevedono già un aggancio simile integrato nel corpo. Una volta montati, vanno orientati verso un punto a piacere, tenendo presente che il suono guadagnerà attacco (orientandolo verso il centro della pelle) o armonici (verso il bordo del tamburo). Il microfono della cassa viene solitamente piazzato all’interno della cassa stessa, usando un’asta normale o, più comunemente, una di quelle corte “da tavolo”, ovviamente appoggiandola per terra. L’orientamento dovrebbe essere verso il battente, per dare più attacco al suono. Infine, per i panoramici, servono obbligatoriamente due aste, ma non c’è un modo unico per orientarli. La cosa più semplice e comune è quella di piazzare le aste ai lati della batteria, puntando i microfoni grossomodo verso il centro del rullante o più verso il basso. Tuttavia ci sono altre tecniche, ma sono piuttosto lunghe da descrivere, per cui cercherò di dedicare un articolo a parte a questo argomento.

E con questo si chiude il primo articolo dedicato alla “teoria” della registrazione di una batteria. Nel prossimo vedremo nello specifico quale strumentazione mi sono procurato io e come la utilizzo. Nel frattempo vi lascio un paio di link: qui c’è una breve guida su come piazzare i microfoni, con dei bei disegni esplicativi. Qui, invece, c’è la bibbia della batteria, con un’eccellente sezione sulla registrazione, in cui troverete tutto quel che serve sapere, e molto di più. Molto di quello che ho imparato io viene da lì, per cui… :).

La Stanza del Suono

Uno dei pallini eterni di SukkoPera è quello di costruirsi un piccolo studio di registrazione, con tanto di mixer, pannelli insonorizzanti, e tutto quel che fa parte, nell’immaginario comune, di una struttura del genere.

Più o meno in concomitanza con lo scorso Natale, basandomi sul presupposto che i Decade avevano ormai preso una piega vagamente seria, ho quindi deciso di iniziare l’opera di trasformazione di quella che era “la stanza della batteria” in qualcosa dall’altisonante nome di “La Stanza del Suono”.

Purtroppo, molto di ciò che è legato alla produzione e alla registrazione della musica ha costi piuttosto elevati: si possono spendere svariate migliaia di Euro per un microfono, e parecchie centinaia per un paio di cuffie, per non tirare in ballo amplificatori e casse. Inoltre, serve anche una discreta quantità di materiale per fare cose in apparenza banali: ad esempio, per registrare una batteria servono almeno tre microfoni, ma meglio cinque o addirittura sette, alcuni dei quali ben specifici. E per collegare sette microfoni servono sette cavi, così come serve un mixer per mescolare i sette segnali. Insomma, a meno di non avere a disposizione un budget elevato, bisogna scendere a compromessi.

Senza quindi velleità di competizione con Abbey Road, l’idea è stata quella di privilegiare il rapporto qualità/prezzo alla qualità e basta, cercando di procurarsi tutta la strumentazione necessaria senza spendere cifre esorbitanti, cercando di dare la precedenza a tutto quanto potesse servire anche per i live dei Decade. Eventuali upgrade verso prodotti di qualità maggiore, possono sempre essere eseguiti in un secondo tempo, anche perché secondo me hanno senso solo quando si è in grado di rendersi conto personalmente dei limiti di ciò che si ha a disposizione.

In quest’ottica, sono stati sicuramente manna dal cielo i prodotti della Behringer: si tratta di un’azienda tedesca che produce un po’ di tutto in campo musicale: dagli strumenti veri e propri alle casse, passando per mixer, microfoni, pedali e mille altre cose. È il caso di premettere che in giro si sente dire “peste e corna” di quest’azienda, accusandola di vendere prodotti di qualità infima, di seguire pratiche commerciali scorrette, di copiare dagli altri senza averne il diritto e tante altre amenità. La mia personale opinione, dopo aver provato un discreto numero di loro prodotti, è che – di solito – la loro qualità sia più che buona per un utilizzo amatoriale o semi-professionale, a fronte di un prezzo che è sempre decisamente inferiore a quello dei concorrenti, rimanendo sempre accessibile. Chi ha tanto da criticare, secondo me lo fa solo perché pretende di avere prodotti al top dei top a prezzi da fame: un po’ come volere la qualità di una Ferrari al prezzo di un ApeCar. Ad ogni modo, un’altra azienda dalle simili caratteristiche è la Proel, ma vedremo tutto caso per caso.

La mia idea, infatti, è quella di scrivere una serie di articoli, parlando di cosa ho acquistato, del perché l’ho acquistato, e, soprattutto, di come l’ho utilizzato. Idealmente vorrei dedicare un articolo ad ogni “settore”, ma solo i posteri sapranno se ci riuscirò effettivamente :). Lo scopo di questa condivisione della mia esperienza è quello di dare qualche dritta a chi come me vorrebbe lanciarsi in questo mondo, nonché quello di ricevere opinioni e consigli su come migliorare quello che faccio da parte di chi ne sa più di me. Del resto, non ho mai seguito nessun corso da fonico, ingegnere del suono o null’altro di simile. Quel che faccio è frutto della mia passione e di svariate letture in rete, oppure di consigli di amici. Per cui ogni commento sarà più che gradito, purché pacato e giustificato. Dico questo perché in giro per la Rete ho visto davvero tanta gente essere insultata gratuitamente, solo perché nell’inesperienza più totale commetteva determinati errori.

A presto per il primo articolo della serie, che tratterà, ovviamente, del mio strumento!

Tristezza

UNIX, l’appello di SCO. Disperato.

Il morto vivente che rivendica diritti su UNIX riprova a mordere Novell chiedendo nuovi giudizi e – se necessario – nuovi processi. SCO non ha un soldo né un business, ma gli azzeccagarbugli ancora scribacchiano.

Leggete l’articolo intero qua.

About a…n Apple

Ormai molti sapranno che tempo fa mi sono dotato di un MacBook. Ovviamente non ci ho messo molto a installarci GNU/Linux, ma ogni tanto mi trovo a dover usare MacOS X, principalmente per gestire il fido iPhone. Credo sia inutile dire che è un ottimo sistema operativo (ovviamente chiudendo un occhio sulla sua non-free-softwarietà…), ma credo anche che dall’avvento di Snow Leopard, la qualità della traduzione italiana sia colata a picco. Durante la sua installazione si presenta infatti una barra di progresso simile alla seguente:

Notate nulla di strano? Cosa vorrebbe dire “Informazioni su 18 minuti”?!? Pensiamoci un po’: “Informazioni su…” probabilmente in inglese era “About” che, guardacaso, vuol dire anche “Circa”, che in questo contesto sarebbe stata una traduzione decisamente più corretta! La cosa sconcertante è che lo screenshot qua sopra l’ho fatto or ora, mentre è in scaricamento l’aggiornamento a MacOS X 10.6.3, il che vuol dire che Apple non si è ancora accorta del bug di traduzione! E quello non è l’unico esempio, perché, tanto per farne un altro, lo screenshot è stato salvato col nome “Schermata 2010-07-05 a 00.07.49″, che non suona esattamente corretto in italiano…

Ora, non so come fossere le traduzioni citate in Leopard, ma non avevo mai notato nulla di strano prima dell’upgrade, per cui… Apple, assumimi (?), ti vengo a curare le traduzioni!