2006
10.02

Set me free

Notizia ANSA: TESCO LANCIA SOFTWARE A 30 EURO
Il lancio nei 100 negozi inglesi, poi negli altri 1.300

(ANSA) – LONDRA, 2 OTT – Tesco, la piu’ grande catena di supermercati britannica, e’ pronta a sfidare Microsoft con un software al costo di meno di 30 euro. Applicando ai software la sua filosofia della ‘convenienza-prima-di-tutto’, Tesco vendera’ un pacchetto di programmi equivalenti a Microsoft Office, antivirus e un software per la manipolazione delle immagini. I programmi verranno distribuiti in 100 supermercati britannici da questo mese e nel resto dei 1.300 negozi del marchio nel corso del prossimo anno.

Uhm… Qualcuno ha detto OpenOffice? Qualcun altro ClamAV? E chi altri GIMP?

È stupefacente come nell’articolo non si citi minimamente il termine “software libero”, ma tutto sommato sono compiaciuto all’idea. Potrei dire che sarebbe bello se parte dei guadagni andassero agli sviluppatori, ma è relativo: in ogni caso, se l’idea andrà in porto, il software libero acquisirà ulteriore notorietà. In fondo è prima di tutto una questione di free as in free speech.

  1. La dispersione, però, può essere deleteria. Se questi software, ponendo che non siano minimamente modificati, non vengono distribuiti assieme al loro nome (nome del thread principale del progetto o quello da cui derivano) nessuna pubblicità e nessun incentivo andrà agli sviluppatori. Si crea una dispersione che porta giovamento economico solo a chi redistribuisce (a mio avviso indebitamente) il software, senza finanziare chi lo mantiene e lo produce. La gallina dalle uova d’oro prima o poi finirà di farle se non le si da il mangime. La GPL dovrebbe in qualche modo teorizzare e quindi proteggere questo meccanismo. Altre aziende come Sun, HP e IBM sfruttano il software libero, è vero, montandolo sui loro server senza spendere una lira, ma è anche vero che elargiscono denari ai vari team di sviluppo di distro e pacchetti appliocativi…
  2. [1]
    Il problema non è così banale. Se il tutto dovesse funzionare secondo quel meccanismo, il software non si potrebbe definire "libero". Vediamo se la GPLv3 si inventerà qualcosa in merito (anche se mi pare di no).

    In ogni caso, non penso che cambieranno i nomi dei programmi. L’articolo dell’ANSA faceva un po’ schifo, ma magari l’annuncio di TESCO, che non trovo, era un po’ meglio…

  3. Una delle tre libertà fondamentali è (più o meno, oppure sono 2 fuse assieme, ma fa lo stesso) quella di prendere il codice sorgente, modificarlo, adattarlo, aggiungervi funzionalità e ridistribuirlo alle stesse condizioni.
    Secondo me prendere il codice sorgente, modificare lo splash screen e redistribuirlo con un nome commerciale spacciandolo per farina del proprio sacco, sè un’interpetazione utilitaristica ed errata (e che andrebbe resa evitabile dalla GPL) di tale libertà. In fondo molti di noi non usano la GPL, affidandosi a licenze simili, proprio a causa di questi possibili scenari.
  4. Mi trovi pienamente d’accordo, ma come tu stesso hai detto, la GPL non probisce questo, che sarebbe una limitazione della libertà che la GPL vuole garantire in modo estremo.

    E sappiamo anche che i businessmen non hanno una gran coscienza/moralità…