02.20
Mah. Non ho un giudizio preciso sul secondo concerto dei Depeche mode che mi sono trovato a vedere nella mia vita. Purtroppo, data la SCANDALOSA organizzazione di ClearChannel, non solo trovare i biglietti è stata un’impresa titanica (per la serie “non alimentiamo il prosperare di bagarini e speculatori” – vedi biglietti in vendita su eBay a prezzi assurdi), ma inoltre, i posti che questi ci garantivano (e che venivano fatti rispettare) erano quasi DIETRO al palco: praticamente, da seduti, l’avremmo avuto 45° alla nostra destra. Ovviamente trattasi di posizione oscena, tanto che abbiamo preferito stare in piedi (ma poi, come si può guardare un concerto “moderno” da seduti?!) dietro alle gradinate, un po’ più verso il centro del FilaForum. Da lì, la vista non era male, ma eravamo assolutamente isolati dalla folla, cosa che ci ha fatto probabilmente perdere l’impatto del concerto.
Se anche poi, dal punto di vista dell’esecuzione, i DM sono stati assolutamente perfetti (forse pure troppo), avrei gradito un volume un po’ più alto, che mi facesse capire che anche io ero dentro all’evento.
E la scelta dei pezzi? Se i DM sono quello che sono, lo sono per non aver mai accontentato i fan, dandogli quello che volevano, ma invece rischiando, mutando continuamente e sperimentando nuove strade. In quest’ottica, non mi spiego molto il fatto che la scaletta sia praticamente la stessa dell’Exciter tour, con i pezzi di Playing the angel AL POSTO di quelli di Exciter (già , di Exciter non hanno fatto NIENTE, escludendo Goodnight lovers alla chiusura del concerto, e penso che ciò, da solo, sia abbastanza significativo), l’aggiunta di qualche pezzo interessante (Policy of truth, A question of time, A question of lust) riciclato dal Singles tour e poche mancanze illustri (sostanzialmente In your room e It’s no good). Penso che sarebbe ora di togliere dalla scaletta pezzi ormai suonati e strasuonati, come I feel you (che a me dal vivo non è mai piaciuta) e dare un po’ pià spazio a pezzi meno famosi, come The love thieves, Sister of night, But not tonight, Blue dress, The sun and the rainfall, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. E invece no, questa volta i DM danno ai fan quello che questi probabilmente vogliono, senza senza nemmeno sbattersi troppo, dato che gli arrangiamenti sono sempre gli stessi (a parte Home, che presenta un’intro acustica caruccia), il che alimenta un po’la convinzione che il sound di Playing the angel sia costruito ad arte e poco spontaneo. Mah, mi duole ammetterlo, ma la mancanza di Alan Wilder pesa assai… Ah, e come se tutto ciò non bastasse, PTA l’han suonato praticamente tutto… tranne i miei 2 pezzi preferiti, vale a dire Nothing’s impossible (che si potrebbe tranquillamente sostituire a I want it all) e Lilian.
Lato positivo: Christian Eigner ha imparato a non esagerare con la sua batteria.
Insomma, i DM sono sempre i DM, ma alla fine è stato un po’ come vedere un DVD.