2006
02.21

Winter games

Non si può lasciarsi passare le Olimpiadi sotto il naso senza gettarcisi a capofitto. È bastato convincere di questo alcuni compari, per trascinarli a vedere un evento a caso, e la scelta (dettata dalle non-disponibilità di biglietti) è caduta sull’hockey: Italia – Svizzera (40 euro…).

Di per sé si trattava di una partita abbastanza inutile, dato che ormai l’Italia era all’ultimo posto, e da lì non si poteva smuovere. Allo stesso modo, la Svizzera era seconda, e qualunque risultato non le avrebbe cambiato la vita di molto. Nevertheless, è stata una bella partita. Non che ci capisca molto di hockey (non l’ho mai nemmeno visto in TV! tutto quel che so l’ho ottenuto facendo reverse-engineering giocando a Blades of steel – E chi sa di cosa parlo gode di tutta la mia stima!), ma vedere questo branco di pazzi darsi tanto da fare a correre dietro a un dischetto, seminando mazzate (letterali) a destra e a manca, è stato quantomai coinvolgente. Peccato solo per il risultato finale, 3 a 3, che ci fa uscire “a testa mezza alta” dalle Olimpiadi. E pensare che abbiamo recuperato un 2-0, per poi portarci sul 3-2, mantenuto quasi fino alla fine, quando l’errore di un difensore ha regalato il pareggio agli avversari.

A parte la paura durante l’allenamento pre-partita, quando in campo c’erano 3000 puk, che venivano scagliati con non poca forza contro il plexiglass che ci separava dal campo, trovo l’hockey parecchio interessante. Se solo non fossi così vecchio…

2006
02.20

Mah. Non ho un giudizio preciso sul secondo concerto dei Depeche mode che mi sono trovato a vedere nella mia vita. Purtroppo, data la SCANDALOSA organizzazione di ClearChannel, non solo trovare i biglietti è stata un’impresa titanica (per la serie “non alimentiamo il prosperare di bagarini e speculatori” – vedi biglietti in vendita su eBay a prezzi assurdi), ma inoltre, i posti che questi ci garantivano (e che venivano fatti rispettare) erano quasi DIETRO al palco: praticamente, da seduti, l’avremmo avuto 45° alla nostra destra. Ovviamente trattasi di posizione oscena, tanto che abbiamo preferito stare in piedi (ma poi, come si può guardare un concerto “moderno” da seduti?!) dietro alle gradinate, un po’ più verso il centro del FilaForum. Da lì, la vista non era male, ma eravamo assolutamente isolati dalla folla, cosa che ci ha fatto probabilmente perdere l’impatto del concerto.

Se anche poi, dal punto di vista dell’esecuzione, i DM sono stati assolutamente perfetti (forse pure troppo), avrei gradito un volume un po’ più alto, che mi facesse capire che anche io ero dentro all’evento.
E la scelta dei pezzi? Se i DM sono quello che sono, lo sono per non aver mai accontentato i fan, dandogli quello che volevano, ma invece rischiando, mutando continuamente e sperimentando nuove strade. In quest’ottica, non mi spiego molto il fatto che la scaletta sia praticamente la stessa dell’Exciter tour, con i pezzi di Playing the angel AL POSTO di quelli di Exciter (già , di Exciter non hanno fatto NIENTE, escludendo Goodnight lovers alla chiusura del concerto, e penso che ciò, da solo, sia abbastanza significativo), l’aggiunta di qualche pezzo interessante (Policy of truth, A question of time, A question of lust) riciclato dal Singles tour e poche mancanze illustri (sostanzialmente In your room e It’s no good). Penso che sarebbe ora di togliere dalla scaletta pezzi ormai suonati e strasuonati, come I feel you (che a me dal vivo non è mai piaciuta) e dare un po’ pià spazio a pezzi meno famosi, come The love thieves, Sister of night, But not tonight, Blue dress, The sun and the rainfall, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. E invece no, questa volta i DM danno ai fan quello che questi probabilmente vogliono, senza senza nemmeno sbattersi troppo, dato che gli arrangiamenti sono sempre gli stessi (a parte Home, che presenta un’intro acustica caruccia), il che alimenta un po’la convinzione che il sound di Playing the angel sia costruito ad arte e poco spontaneo. Mah, mi duole ammetterlo, ma la mancanza di Alan Wilder pesa assai… Ah, e come se tutto ciò non bastasse, PTA l’han suonato praticamente tutto… tranne i miei 2 pezzi preferiti, vale a dire Nothing’s impossible (che si potrebbe tranquillamente sostituire a I want it all) e Lilian.

Lato positivo: Christian Eigner ha imparato a non esagerare con la sua batteria.

Insomma, i DM sono sempre i DM, ma alla fine è stato un po’ come vedere un DVD.

2006
02.12

Come promesso, oggi è terminata la preparazione della SukkoBirra. Ho appena terminato di imbottigliare, e alla fine sono uscite ben 37 bottiglie da 0.66. Ora non resta che berle, anche se bisognerà attendere almeno 15 giorni, la cui prima met� la passeranno al caldo (nella doccia), mentre per la seconda staranno al fresco della cantina (almeno, così mi pare di aver capito che è meglio procedere). Ergo, per fine mese dovremmo poterla assaggiare.

Se devo dire tutta la verità, ho avuto il coraggio di assaggiarla subito ;) , e devo dire che mi aspettavo di peggio. Al momento è, ovviamente, sgasata, dato che la maggior parte dell’anidride carbonica si formerà ora, in questa seconda fermentazione, ma il gusto promette bene. In realtà sono rimasto un po’ spiazzato, perché mi sembrava che quando mi regalarono il malto, mi avessero detto che era per una birra chiara, mentre pare essere uscita una rossa, ed in effetti la brosciuuur della ditta la indica come tale, e il gusto ne dà un’ulteriore conferma.

Da notare che quel che rimane nel fermentatore non è esattamente invitante…
In compenso, le bottiglie hanno un’ottimo aspetto, sembrando quasi Moretti originali, anche se dovrei sostituire le etichette con quelle preparate da Akuccia quasi un anno fa…

Comunque, è stata un’esperienza… educativa. Essendo la prima volta, ci sono molti punti su cui si può intervenire per migliorare eventualmente il risultato, come la scelta dell’acqua. Questa volta ho utilizzato l’acqua dell’Acquedotto del Monferrato, senza pensarci troppo, che, comunque, ha una buona fama. In occasione della capatina in montagna annuale si potrebbe prelevare un po’ di acqua di sorgente… Vedremo, non è il caso di essere pessimisti, una volta tanto!

2006
02.11

La parte più lunga e pallosa dell’homebrewing è sicuramente la preparazione delle bottiglie. Occorre infatti lavarle accuratamente, sciaquarle e sanificarle con la classica soluzione di metabisolfito di potassio, dopo di che vanno lasciate sgocciolare senza ulteriori risciaqui. Se pensate che usciranno circa 23 litri di birra, e che le bottiglie (tra l’altro recuperate dai bagordi dei vari Marciume) tengono 0.66 litri, capirete che ne servono 34.85… Morale: ci ho messo 2 ore per ottenere questo risultato, ma penso proprio che ne varrà la pena ;) (senza trascurare il valore artistico della composizione). Non sapevo se fosse il caso, ma nel dubbio ho anche
sanificato i tappi che userò per chiudere le bottiglie, nonché fatto qualche prova di chiusura (si fa appoggiando il tappo sulla bottiglia, coprendolo con un apposito strumento e tirandoci una mazzata), da cui ho concluso che è meglio che questo compito sia affidato al SukkoDad.

Ho anche misurato la densità della birra, dopo 6 giorni dalla chiusura del fermentatore, ed è di circa 1004, il che significa che si può già imbottigliare, cosa che farò domani. Questa è una foto della misurazione, anche se non si vede niente, eccetto la provetta ed uno scettico SukkoDad sullo sfondo. L’odore, comunque, non è male, anche se non ho avuto il coraggio di assaggiarla…

Già che ci sono aggiungo altre due foto: la prima è del fermentatore nel luogo prescelto per la fermentazione (ma và?), mentre la seconda è un primo piano del termometro durante la fermentazione: penso che quel che segna vada interpretato come 25°C :) .

2006
02.08

Signori e pezzénti, ecco a voi le prime foto del making della SukkoBirra!

Il calderone (AKA Fermentatore):
20060208-02_brodaglia_da_vicino.jpg
La brodaglia, vista da vicino:
20060208-01_calderone.jpg
Non sembra una coppa Malù gigante? (Copyright ©2006 aki)